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MART

museo di arte moderna
e contemporanea
di trento e rovereto

  • Sam Falls, “Untitled (Walking in Tropico, CA)” (dettaglio), 2017, ceramica, Courtesy Galleria Franco Noero, Torino
  • Sam Falls, "Untitled (Glendale, CA, studio garden, 8)" (dettaglio), 2018, Courtesy Galleria Franco Noero, Torino and Galerie Eva Presenhuber, Zürich
  • Sam Falls, "Pacific Ocean (Leo Carrillo, CA, E)", 2018, Courtesy Galleria Franco Noero, Torino and Galerie Eva Presenhuber, Zürich
  • "Sam Falls. Nature Is the New Minimalism", veduta della mostra. Foto Mart, Bianca Lampariello

Sam Falls
Nature Is the New Minimalism

 
Galleria Civica Trento
17 marzo 2018 / 26 giugno 2018
Tra gli artisti più noti della sua generazione, Sam Falls (1984) ha ricevuto fin da giovanissimo riconoscimenti e premi internazionali, costruendo una delle carriere più brillanti degli ultimi anni. Negli spazi della Galleria Civica sono presentate oltre quaranta opere, la maggior parte delle quali inedite. Dipinti, disegni, sculture, installazioni e video che conducono il visitatore attraverso un’esplorazione del colore e dei processi naturali.
 

Introduzione di Sam Falls

            Il chiaro di luna si riflette sull’acqua e io ci passo sotto. Di notte, sulla superficie dell’oceano, c’è silenzio ma c’è anche rumore, come un aeroplano pieno di persone addormentate. Di notte, sull’acqua è buio ma è anche chiaro, come guidare su un’autostrada a fari spenti. Di notte, quando stai a galla, il tuo corpo sparisce. Dicono che il motivo per cui i cani abbaiano quando i loro padroni vanno a fare il bagno è che non riescono a vedere molto bene il riflesso sulla superficie dell’acqua e quindi pensano che siano stati decapitati. Inizio ad avere paura e più penso al fatto di essere da solo nell’oceano più ne sento spalancarsi le profondità sotto di me, per cui apro il coltello e seguo le alghe verso il basso, una mano sull’altra, finché raggiungo lo scoglio muschioso e le taglio. Come un cercatore di perle vado avanti e indietro, riempiendo il secchio galleggiante finché non sono pago, poi torno in spiaggia e finisco il mio lavoro.
               La mattina cammino lentamente con mio figlio lungo il sentiero sterrato, è giovane e pensa velocemente, per cui la camminata è lenta – si ferma davanti a ogni piccola cosa per ispezionarla: fiori, insetti, sassi, ecc. Enumera per nome le piante che conosce, e le uniche che non conosce sono quelle di cui non gli ho parlato perché non so come si chiamano. Così le raccolgo e le porto a casa, le fotografo e le cerco su internet, descrivendole per regione, forma della foglia, colore del fiore, intensità del verde, ecc., finché non le trovo. Porto le piante nel mio studio e le avvolgo in un rotolo di creta. Poi taglio la creta e faccio un semplice giunto per farla stare in piedi, come un mazzo di fiori conservato per quando le foreste scompaiono tutte.
            In estate vado nei boschi e guardo la luce che filtra attraverso la volta di foglie. Stendo teli di stoffa nella foresta dietro casa nostra per poter catturare le proiezioni che passano attraverso le foglie dall’alba al tramonto. Il vento muove le ombre nel giro di secondi e il sole nell’arco di ore, questi campi di colore sono meridiane astratte di un luogo, rese temporaneamente bidimensionali in modo che si possa percepire la terza dimensione come la sensazione di un paesaggio.
            In inverno, quando piove, vago per la città in macchina per vedere com’è. Le persone che vivono in questa città/deserto parlano costantemente della scarsità di pioggia, ma quando finalmente arriva, in giro non si vede anima viva. Tutti si ritirano nelle loro case o nelle loro automobili. Lasciano la spiaggia e abbandonano i loro animali da compagnia, senzatetto trascendentali nella valle misteriosa
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A cura di Margherita de Pilati

Comunicato stampa

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