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MART

museo di arte moderna
e contemporanea
di trento e rovereto

  • Fausto Melotti, Scultura H (La grande clavicola), 1971
  • Miguel Berrocal, Opus 129 Monumento a Picasso, 1972-1974
  • Mart, Giardino delle sculture, panoramica
Il giardino delle sculture

 

 

 
 

 

L'idea di un'esposizione permanente di sculture all'aperto appartenenti alle collezioni del Mart è maturata fin dai tempi della costruzione del nuovo polo museale. Il percorso espositivo si snoda nel giardino e sulle terrazze del Mart e mette in dialogo le sculture con alcuni spazi poco noti dell'architettura di Mario Botta. Il giardino delle sculture del Mart si è arricchito, nel corso del tempo, di nuove acquisizioni e attualmente comprende le opere di Gino Cortelazzo, Annamaria Gelmi, Alberto Ghinzani, Piera Legnaghi, Eliseo Mattiacci, Fausto Melotti, Joaquin Roca Rey e Giuseppe Uncini.
Una grande scultura di Miguel Berrocal è collocata, invece, sulle terrazze a sud della piazza.
 


Sculture:


Miguel Berrocal, Opus 129 Monumento a Picasso, 1972-1974
L'opera fu commissionatoa nel 1972 dalla città di Malaga come tributo alla figura di Picasso. La versione in bronzo di quest’opera è stata esposta al Rond-Point dei Champs Elyséé di Parigi prima della sua collocazione definitiva a Malaga. E' caratterizzata dall'intreccio di una lunga forma sinuosa e sensuale che dà corpo ad un volto ed una mano ispirate alle forme umane dipinte da Picasso.


Gino Cortelazzo, Scenografia, 1979
In questa scultura delle spesse lastre di ferro nero poggiano su un doppio basamento in corten e sembrano innalzarsi con un movimento sinuoso, alternando angoli spigolosi e forme curvilinee. Le due forme centrali creano un corpo unico con due gambe, che si appoggia alle due lastre di sinistra, simili a quinte teatrali. L’insieme può suggerire impressioni diverse a seconda del punto di vista da cui lo si osserva: visti lateralmente, i volumi più alti svettano da dietro i pannelli come una guglia, mentre di fronte la scultura assume un aspetto più organico.

Annamaria Gelmi, Oltre il tempo, 2011
L'opera, costruita in acciaio e bronzo, è stata realizzata, come molti altri lavori di Gelmi, con lo scopo di dialogare con l’ambiente e di creare una diversa percezione dello spazio circostante. Si inserisce nella ricerca che negli anni Novanta aveva fatto concepire all'artista l'architettura come segno, limite, messa in questione dello spazio. L’opera, caratterizzata da un forte rigore geometrico e un’estrema sintesi, non rappresenta l’essere umano bensì vuole evocarlo attraverso un’architettura che aspetta solo di essere abitata.

Alberto GhinzaniPietraserrata, 2007
Pietraserrata è composta da forme sintetiche in marmo botticino e ferro che compongono uno spaccato architettonico che suggerisce la forma di un angolo abitabile, riflettendo sulla contrapposizione tra interno ed esterno. L’opera sembra essere a cavallo tra scultura ed architettura e indaga le possibilità chiaroscurali della materia che in qui sono evidenziate dal contrasto tra il chiarore della pietra e il colore più scuro del ferro arrugginito.

Piera Legnaghi, Tensione, 1973-2004
Tensione è composta da una forma circolare in acciaio interrotta all'estremità e trafitta da quattro aste. La linea curva dinamica del cerchio si contrappone così alla rigidità delle linee rette delle sbarre di metallo che trattengono la forma ancorata al suolo tramite una piattaforma rettangolare.

Eliseo Mattiacci, Sonda spaziale, 1993-1995
Sonda spaziale è la prima opera collocata nel parco delle sculture del Mart (nel 2006) ed è costituita da due strutture metalliche, in acciaio e ferro, che formano una colonna alta 17 metri. La grande sonda incrocia l’energia vitale della luce solare con la traiettoria visiva degli osservatori, slanciandosi nel vuoto con la sua forma allungata che richiama i caratteri magici di un totem. Sulla sua sommità una forma sferica che ricorda quella di un mappamondo incornicia il paesaggio montuoso all’orizzonte, esaltando il dialogo tra scultura e paesaggio che caratterizza la ricerca di Mattiacci.

Fausto Melotti, Scultura H (La grande clavicola), 1971
La grande clavicola riassume l’intero percorso artistico di Fausto Melotti. Le sperimentazioni degli anni Trenta e le ricerche degli anni Sessanta di Melotti convivono con grande naturalezza in questa scultura, esposta per la prima volta alla XXXVI Biennale di Venezia del 1972. La sua forma è scandita verticalmente da quattro fasce di metallo che, sulla sommità, si alleggeriscono in quattro cornici rettangolari attraversate da una sottile linea curva che ricorda il profilo di una clavicola. Si tratta di un segno sospeso nel vuoto che oscilla al vento, un elemento dinamico spesso presente nelle sue sculture attraversate dalla luce e dall’aria.

Joaquin Roca Rey, El escudo de Dios, 1967
La scultura, in acciaio sbalzato e saldato, è espressione della ricerca non-figurativa dell’artista. Il soggetto è probabilmente legato al mito, poiché il titolo sembra riferirsi allo scudo protettore del dio.

Giuseppe Uncini, Epistylium, 2007-2009
Epistylium (dal greco epi = sopra e stylos = colonna) appartiene al ciclo di opere intitolato “Architetture”, creato negli ultimi anni della attività di Uncini.
L’opera è una monumentale scultura in cemento e ferro, pensata dall’artista appositamente per il “Parco delle sculture” del Mart e caratterizzata da una ripartizione in tre pilastri verticali, ruotati in modo da non trovarsi in asse con il trave orizzontale appoggiato su di essi. La rigorosa geometria dell’opera trasmette un’idea di solennità e ne esalta la dimensione tettonica, richiamando alla mente antiche architetture caratterizzate da una simile ortogonalità, dai resti di Stonehenge a quelli dell’architettura sacra greca e romana.
 

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