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MART

museo di arte moderna
e contemporanea
di trento e rovereto

  • Vincenzo Agnetti - Autotelefonata (yes), 1972 - Collezione Emilio e Luisa Marinoni
  • Vincenzo Agnetti - Libro dimenticato a memoria, 1970 - Collezione privata
  • Vincenzo Agnetti - Libro quasi dimenticato a memoria, 1969-1970 - Milano, collezione Paolo Consolandi
  • Vincenzo Agnetti - Sale espositive
  • Vincenzo Agnetti - Sale espositive

Vincenzo Agnetti
Retrospettiva 1967 – 1980

 
Mart Rovereto
23 febbraio 2008 / 01 giugno 2008
Il Mart ospita un’ampia selezione di opere di uno dei maggiori artisti italiani, Vincenzo Agnetti, per la prima mostra antologica a lui dedicata.
 
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rotagonista delle ricerche più radicali nel campo delle arti visive, Agnetti può essere considerato il maggior esponente italiano dell’arte concettuale, che ha contraddistinto almeno un decennio di cultura visiva internazionale.

Dopo una brevissima stagione pittorica di segno informale, nel 1960 Agnetti dà avvio ad un’intensa attività di scrittore e teorico militante nell’arte contemporanea, a sostegno di artisti come Piero Manzoni ed Enrico Castellani, e di gruppi come Azimuth, attivi nella Milano dei primi anni sessanta.
In seguito, alla fine del decennio, Agnetti prosegue la propria riflessione teorica sull’arte, la sua funzione e i suoi linguaggi, spostando però l’attenzione sulla produzione artistica vera e propria.
 

 

Le opere di Agnetti sono proposizioni di ordine mentale. Si tratta spesso di un’auto-analisi giocata sul confronto fra l’immagine e la parola, che mira ad una verifica del funzionamento dei linguaggi, quello visivo e quello verbale. I numerosi inviti a esposizioni internazionali come Documenta a Kassel, nel 1972, e a diverse edizioni della Biennale di Venezia, sancirono per Agnetti un riconoscimento che lo pose a fianco di artisti impegnati nella “decostruzione”dei linguaggi artistici, quali John Baldessari o Joseph Kosuth negli Stati Uniti, o come Daniel Buren o Victor Burgin, in Europa.
La morte all’età di cinquantacinque anni ha impedito ad Agnetti di maturare la sua poetica, che negli ultimi anni di vita stava tornando a pratiche manuali, mutuate però dal linguaggio fotografico.
 

A cura di Achille Bonito Oliva e Giorgio Verzotti