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MART

museo di arte moderna
e contemporanea
di trento e rovereto

  • Giovanni Segantini - L’angelo della vita, 1892 - St. Moritz, Segantini Museum
  • Artur Nikodem - Istanbul vista dal cimitero di Eyüp, 1918 - Collezione privata
  • Albin Egger-Lienz - Contadino e contadina. Replica della parte centrale del fregio La vita, (1920) - Collezione privata
  • Umberto Moggioli - Sera a primavera, 1914 - Magistrato delle Acque di Venezia
  • Carl Moser - Nozze bretoni, 1906 - Collezione privata
  • Max von Esterle - Conca di neve, 1910 - Collezione privata
  • Leo Putz - Baccanale, 1905 - Collezione Siegfried Unterberger

Sulle tracce di Maurice Denis
Simbolismi ai confini dell'impero asburgico

 
Mart Palazzo delle Albere
23 giugno 2007 / 28 ottobre 2007
La mostra presenta i risultati di una ricerca inedita dedicata alla ri-scoperta di quell’“effetto simbolismo”, che influenzò in modo decisivo la cultura artistica delle ex province asburgiche del Tirolo e del Trentino-Alto Adige.
 
N

ella prima sala sono presentate alcune delle tematiche principali del Simbolismo internazionale, lette e interpretate dai diversi artisti in un arco cronologico che va dalla fine degli anni Ottanta dell’800 al secondo decennio del ‘900. Si tratta dei grandi temi della vita, il destino, la nascita, la maternità, la morte, il rapporto fra maschile e femminile, la nostalgia del vivere con e nella natura, il misticismo e la religione, temi frequentati con stili e gesti pittorici differenti.
A illustrare queste tracce tematiche sono stati scelti dei tableaux drapeaux, dei quadri simbolo a loro volta, in grado di fornire delle chiavi di lettura, dei percorsi visivi che attraversano in fasi differenti gran parte della cultura figurativa di questa regione, a suo tempo interamente raccolta sotto l’impero asburgico.
Un altro tema fondamentale è quello del paesaggio affrontato dalla maggior parte degli artisti delle tre regioni: da Segantini, a Bezzi, a Prati, a Nikodem, a Moser, a Moggioli. L’interpretazione lirica della natura si trasforma qui in una sintassi linguistica che tende alla sintesi, sia cromatica che compositiva, in linea con le ricerche dell’avanguardia del tempo.
Infine un ulteriore nucleo problematico è rappresentato dal ricorso al mito e all’allegoria, a cui si riferiscono soprattutto i trentini Luigi Bonazza, Luigi Ratini e Benvenuto Disertori. Di grande impatto, il trittico dipinto nel 1905 da Luigi Bonazza dedicato al mito di Orfeo.
 

 

La mostra prosegue con le sale monografiche dedicate ai singoli protagonisti, il cui percorso formativo, pur producendo esiti fra loro molto differenti, è accomunato tra l’altro dalla scelta dei luoghi del loro apprendistato. Monaco e Vienna sono preferite a Parigi, non solo per una comodità linguistica o culturale o per la prossimità geografica, ma anche perché in questi anni alla visita ai Salons parigini si va sostituendo la frequentazione delle grandi esposizioni internazionali organizzate dalle Secessioni, ormai assurti a luoghi della modernità. 

A cura di Gabriella Belli e Alessandra Tiddia.
In collaborazione con Barbara Bottacin, Günther Dankl, Margherita de Pilati, Carl Kraus.